Il mio viaggio della Fermo di Amedeo Mancini

La morte di Emmanuel è un “omicidio razzista”. E’ questo il refrain ripetuto da siti, quotidiani e tg. Ma non per Fermo. La città di Amedeo Mancini, il 39enne fermato con l’accusa di aver ucciso il cittadino nigeriano davanti agli occhi della moglie da lui insultata, non vuole bollini. Non vuole etichettature. Il motivo: conosce Amedè, sa chi è e di cosa si nutre. Il borgo nel sud delle Marche non è una metropoli. Non arriva a 40mila abitanti. A Fermo si conoscono tutti. E sanno che Mancini avrebbe potuto dare della “scimmia” alla moglie di Emmanuel come avrebbe potuto insultare una persona qualsiasi durante una serata al pub. Amedeo Mancini era un agricoltore che, finito il lavoro nei campi, si trasformava in un “provocatore” che si nutriva di violenza. Nella antica roccaforte papalina, dove la destra e la sinistra non hanno mai eguagliato la forza del potere ecclesiastico e dove oggi governa una coalizione di forze trasversali, il sentimento ben diverso da quello che emerge dalle cronache nazionali.

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Rosa e Nero – La Donna costola di Adamo, protetta o sottomessa?

L’Associazione culturale Fatto &Diritto, in collaborazione con l’Agenzia Regionale Sanitaria Marche – Osservatorio Diseguaglianze Salute, organizza l’incontro sulla violenza sulle donne dal titolo Rosa e nero, la costola di Adamo: protetta o sottomessa? che si svolgerà ad Ancona il 26 febbraio alle ore 15:00 presso la Regione Marche – Sala Raffaello.

Saranno trattati i seguenti argomenti:
– tra diritti conquistati e diritti violentati
– i reati di genere: gli strumenti di indagine e difesa
– donne e immigrazione: le mutilazioni genitali femminili
– Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza
– sostegno psicologico e strutture locali per donne vittime di abusi
– le donne aiutano le donne

Parteciperanno al dibattito il dott. Manfredi Palumbo (Procuratore della Repubblica di Pesaro), Patrizia Carletti e Liana Spazzafumo (Osservatorio Diseguaglianze Salute – ARS Marche), Valentina Copparoni e Mary Bosconi (Avvocati Ordine Ancona), Gloria Trapanese (psicologa), Patrizia Mestichelli (Fidapa Ancona). Moderatore il giornalista Stefano Pagliarini.

All’assemblea d’Istituto Savoia – Benicasa si parla di unioni civili

Quella che si è tenuta mercoledì e giovedì mattina al cinema teatro Italia, è stata una due giorni di assemblea dell’Istituto Savoia – Benincasa, in cui, insieme ai ragazzi, abbiamo parlato di unioni civili e del DDL Cirinnà, in questi giorni in discussione in Parlamento. Lo abbiamo fatto con la partecipazione di diversi ospiti, ognuno dei quali ha saputo dare un contributo diverso sull’argomento.

L’avvocato fermano Jole Cipollari ha fornito alcuni strumenti per comprendere in maniera tecnica la proposta di legge, spiegandoci la riforma sotto il profilo giuridico e paragonando la nostra giurisprudenza con quella di altri paesi, soffermandosi con particolare attenzione sui nuovi diritti di cui godrebbero le coppie omosessuali con la nuova normativa. L’avvocato anconetano Linda Cavalieri ha cercato di spiegare le unioni civili e il Ddl dal punto di di vista di chi non la ritiene valida ed è contrario. In particolare è uscita dall’ottica adultocentrica, spostato il punto di vista della discussione sul minore e sui diritti del figlio, ribadendo come l’apertura alle adozioni a coppie dello stesso sesso (la stepchild adoption) sia lesivo per il minore. Io ho avuto modo di raccontare le storie, le voci di chi ancora oggi fa fatica a parlare della propria sessualità in famiglia, sul lavoro e con gli amici. Storie, raccontate nei vari articoli, anche di chi ha subito violenze di stampo omofobico e che ancora oggi, in età adulta, non si sente tutelato. Senza tralasciare un dato sociologico: una manifestazione come quella tenutasi ad Ancona lo scorso 23 gennaio (#Svegliaitalia), non sarebbe mai stata possibile, per lo meno non con quei numeri, fino a qualche anno fa. Infine sono intervenute la psicologa Serena Peroni” insieme alla rappresentante dell’associazione “Che Gender” Romina Antonelli per raccontare cos’è, come nasce e come si manifesta l’omofobia, dando anche delle nozioni tecniche sulla differenza c’è tra il sesso, il genere, la sessualità e l’identità sessuali. E di come ogni forma di discriminazione passa per la violenza verbale, prima ancora di quella comportamentale.

E’ doveroso ringraziare la preside Alessandra Rucci e ragazzi come i rappresentanti d’istituto Luca Santillozzi, Luna Cervone, Caterina Saracinelli, Mattia Naldoni. Ma anche Nicola Danieli. Tutto sotto la supervisione della professoressa Simona Moschini. Ma soprattutto grazie agli studenti che hanno partecipato con vivo interesse. Sono stati loro a dimostrare a noi tutti come i giovani non sono affatto “differenti” ai temi di attualità. Anzi, come mi ha confessato un’insegnante di recente, «a volte siamo noi adulti a dover dimostrare di essere alla loro altezza».

Karim Franceschi, l’italiano che ha combattuto l’ISIS: la mia intervista

Karim Franceschi é il 26enne senigalliese che lo scorso anno si è arruolato nella resistenza curda, combattendo a Kobane, al confine con la Turchia, nel cuore della resistenza anti-ISIS. Figlio di padre partigiano e madre marocchina, da sempre nutritosi di militanza politica nei movimenti, Franceschi si definisce un comunista ed è l’unico italiano ad aver combattuto le milizie jihadiste. L’unico italiano ad essere diventato un combattente. E “Il combattente” è il libro di recente pubblicazione in cui il giovane racconta quei 3 mesi di lotta al fronte. Franceschi ha raccontato la lotta partigiana a fianco dello Ypg (Unità di protezione popolare curda). Il 26enne è stato addestrato per diventare un cecchino. In guerra è diventato “Marcello”. Certo, con il suo kalashnikov, Franceschi ha ucciso delle persone. Ma per lui non è un vanto. Non ci sono trofei da sfoggiare una volta tornati. Solo la consapevolezza di aver lottato con i compagni curdi con i quali ha sempre condiviso degli ideali. Gli stessi, ci tiene a specificarlo, che lo hanno spinto a donare buona parte dei proventi del libro alla ricostruzione di Kobane. Una città simbolo perché rappresenta la più grande sconfitta dell’ISIS. Ma anche una realtà devastata dalla guerra, dove la neve cade nei salotti delle case squarciate dalle bombe.

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Nelle Marche le mafie riciclano e vendono cocaina, la mia intervista al super pm Nicola Gratteri

Nicola Gratteri ha 57 anni ed è un magistrato e scrittore italiano, dal 2009 Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria. Attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA, in prima linea contro la ‘Ndrangheta. Io l’ho intervistato in esclusiva nell’ottobre 2015, quando disse che le mafie nel Centro Italia ci sono e vengono per riciclare e vendere la cocaina. Il problema esiste e non bisogna cullarsi sugli allori solo perché non ci sono i morti a terra o gli spari alle serrande perché questi avvengono solo quando saltano gli equilibri o non ci si spartisce bene la torta. Dunque il magistrato ha sottolineato come proprio quel senso di tranquillità potrebbe essere il sintomo di come gli affari della malavita proseguano senza intoppi. Eppure nella nostra regione qualche segnale di deterioramento c’è stato nel 2015. Ad esempio i danneggiamenti a ristoranti e alle strutture balneari sul litorale tra Porto Recanati e San Benedetto del Tronto, dove gli inquirenti hanno evidenziato pressioni estorsive volte alla cessione delle attività. Dunque le mafie verrebbero ad investire nelle Marche?

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Sentenza d’Appello Lucia Annibali, l’articolo per Today

Sentenza confermata: rimane la condanna a venti anni di carcere per Luca Varani, ritenuto il mandante dell’agguato con l’acido che il 16 aprile 2013 sfregiò il viso dell’avvocatessa Lucia Annibali. Ad eseguire materialmente quell’aggressione due cittadini albanesi Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj, per cui la pena è stata ridotta da 14 a 12 anni. Ieri, dopo quattro ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Ancona ha confermato la sentenza di primo grado del 14 marzo scorso. I tre imputati sono stati giudicati con rito abbreviato. Il presidente della Corte Bruno Castagnoli ha letto il dispositivo alle 21, ribadendo per Varani le accuse di tentato omicidio, lesioni gravissime e stalking. Solo lesioni gravissime per gli albanesi.

Ora vado a tutta birra“: così l’avvocatessa sfigurata con l’acido dopo la sentenza d’appello. La corte ha deciso anche uno ‘sconto’ di due anni, da 14 a 12, per i due esecutori materiali dell’aggressione. La mamma: “Per Lucia riparte una nuova vita.

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